sabato 25 novembre 2017

Recensione: NESSUN INDIZIO - Paul Grossman

Ecco la mia recensione al libro "Nessun Indizio" di Paul Grossman.


Titolo: Nessun Indizio 
Autore: Paul Grossman
Serie: Willi Kraus - PREQUEL 
Traduzione: D. Rizzati 
Casa editrice: TimeCRIME
Pagine: 425
Data di pubblicazione: Gennaio 2013
Prezzo: 16,90

Sinossi: Berlino, 1929. All'alba del nuovo decennio degli anni Trenta, a pochi anni dall'ascesa al potere di Adolf Hitler, la capitale della Germania attraversa un periodo di inattesa prosperità e rinascita culturale. L'ispettore Willi Kraus della Kriminal Polizei di Berlino, un ebreo tedesco eroe della Prima guerra mondiale, si trova alle prese con un mistero che rischia di gettare nel terrore l'intera città. Un sacco di tela, pieno di ossa bianche e perfettamente pulite, viene ritrovato casualmente all'interno di un cantiere, sbucato da una fognatura ostruita. Tutte le ossa appartengono a bambini, solo maschi. Nessun indizio sembra far luce sull'autore di un crimine così efferato, o sulle sue motivazioni, tranne una vecchia Bibbia, trovata nel sacco, nella quale è cerchiato un passo: Figli dell'ira. Mentre cominciano a manifestarsi i prodromi del più sanguinoso genocidio che la storia ricordi, per tentare di risalire al colpevole e arrestarne la furia omicida che arriva a minacciare la sua stessa famiglia, Willi Kraus si troverà a dover affrontare qualcosa di terribile, sondando i recessi più oscuri dell'animo umano.


La mia opinione: *** Innanzitutto è da evidenziare come questo secondo libro della serie del detective Willi Kraus non è davvero un secondo libro, cioè un seguito del precedente, ma è un prequel. Sarebbe stato quindi meglio definirlo come il volume 0.5 e non come il volume 2. Questo fatto inizialmente mi ha davvero spiazzata, perché ero convinta di leggere un seguito del libro che avevo già letto qualche anno fa ("I Sonnambuli", che mi era piaciuto moltissimo, ma che non ricordavo nei dettagli, essendo appunto passati anni...). Quindi devo ammettere che i primi capitoli di questo libro mi hanno confusa, io mi sforzavo di ricordare cosa era successo nel libro precedente, e invece la trama sembrava essere diversa. Sono dovuta andare e rileggere i primi capitoli del libro precedente per capire che "Nessun indizio" narra di fatti accaduti prima e non dopo. Se lo avessi saputo subito, se ci fosse stato scritto che si trattava di un prequel, mentre invece nell'edizione italiana edita da TimeCrime era scritto erroneamente che si trattava di un SEGUITO, sarebbe stato molto meglio!!!! Ok... chiusa parentesi.***

"Nessun indizio" è un romanzo thriller a sfondo storico che mi è piaciuto davvero moltissimo. E il motivo è che non si tratta semplicemente un thriller investigativo in cui c'è un indagine in corso e la narrazione è incentrata solamente sulla soluzione del caso. Io non amo molto i thriller fini a sé stessi, ma al contrario amo carpire molti altri dettagli pertinenti che fanno da contorno alla storia. E in questo caso specifico, trattandosi appunto di un romanzo di ambientazione storica, è importantissimo conoscere esaurientemente il contesto in cui la storia viene narrata, al fine di potersi immedesimare meglio nel periodo storico. E l'autore è bravissimo nel descrivere il clima opprimente che si respira a Berlino nel 1930, l'inizio della crisi economica mondiale dovuta al crollo di Wall Street che avrà ripercussioni anche sulla politica tedesca, permettendo l'ascesa del partito nazista. Il protagonista di questo libro, Willi Kraus, è un detective nato e cresciuto a Berlino, ma di origini ebraiche, quindi è interessantissimo vivere i cambiamenti di Berlino dal suo punto di vista, vedere la sua città natale trasformarsi da luogo confortevole ad ostile, così come cambia l'atteggiamento delle persone che per anni sono state sue amiche e che all'improvviso si estraniano diventando arcigne e sprezzanti nei suoi confronti e nei confronti della sua famiglia. E queste ripercussioni nella vita sociale di tutti i giorni sono destinate a contaminare anche la sua vita lavorativa, dove un decennio di impeccabile lavoro e onorificenze possono non bastare a mantenere intatta la sua posizione.
E nonostante il periodo sfavorevole sotto ogni punto di vista, Willi continua a lottare per mantenere intatta la sua posizione di detective e si butta con anima e cuore per cercare di sventare un pericoloso serial killer che da anni terrorizza la città. Un caso interessantissimo, raccapricciante e complicato, che sembra non fornire alcun indizio. I colpi di scena sono assicurati e le scoperte saranno ancora più atroci di quanto si potesse immaginare all'inizio. Il tutto, come dicevo prima, condito con digressioni storiche e sociali perfettamente amalgamate nell'indagine. Per me è un libro da non perdere!
Anche l'altro libro dell'autore pubblicato da TimeCrime ("I Sonnambuli") ha la stessa identica struttura tra narrazioni storiche-sociali e parte thriller. Quindi mi sento di consigliarli assolutamente entrambi! Ma per leggerli nel giusto ordine temporale sono da leggere partendo da questo e non il contrario.



voto:


sabato 4 novembre 2017

Recensione: IT - Stephen King

La mia recensione su "IT" di Stephen King.


Titolo: It
Autore: Stephen King
Traduzione: Tullio Dobner
Editore: Sperling Kupfer
Data di pubblicazione: Giugno 1994 (prima edizione 1986)
Pagine: 1238
Prezzo: 12,50

Sinossi: In una ridente e sonnolenta cittadina americana, un gruppo di ragazzini, esplorando per gioco le fogne, risveglia da un sonno primordiale una creatura informe e mostruosa: It. E quando, molti anni dopo, It ricomincia a chiedere il suo tributo di sangue, gli stessi ragazzini, ormai adulti, abbandonano famiglia e lavoro per tornare a combatterla. E l'incubo ricomincia...



La mia opinione: It è un libro complesso, multisfaccettato, dal ritmo indubbiamente lento e poco scorrevole. Sono 1200 pagine cariche di nozioni, avvenimenti, descrizioni, e non posso di certo dire che si leggano con facilità. Ci sono quei libri molto lunghi che mentre li leggi le pagine volano via una dopo l'altra come per magia. Ma non è questo il caso, qui le pagine si sentono tutte. A Stephen King piace scrivere, piace raccontare ogni cosa, nei minimi dettagli, e mai come in questo libro appare evidente questo concetto. La trama principale più di una volta viene ramificata in sottotrame secondarie, vengono eseguiti innumerevoli e costanti flash rewind, con conseguenti flash forward, vengono narrate storie anche di personaggi non influenti ai fini della storia, e non parlo solo di personaggi secondari, ma anche di personaggi che non entrano mai nella storia, a parte quei pochi capitoli a loro dedicati. E bisogna tenere conto che i protagonisti della storia sono addirittura sette, quindi se King oltre a dedicarsi approfonditamente a loro (che sono già tanti), si dedica anche ai vari personaggi secondari e non contento si dedica anche a personaggi ancora meno importanti dei secondari... è logico che ne esce fuori un libro mattone, con vari capitoli completamente fuori tema per giunta. Ci vuole pazienza per entrare nella giusta ottica di lettura e abbandonarsi ad essa. Per questo motivo non ritengo che sia un libro adatto ai ragazzi, nonostante la tematica principale sia quella dell'amicizia di un gruppo di giovani adolescenti, non credo che lettori adolescenti possano avere la stessa pazienza e perseveranza di un lettore adulto nel leggere questo libro. O almeno, io da adolescente non l'avrei avuta.
Come genere "It" non è affatto un semplice romanzo horror, anzi, ora dirò un'eresia ma penso addirittura che l'horror sia una delle componenti meno riuscite del libro. E' un romanzo principalmente di formazione, nonché un romanzo psicologico. Poi è un romanzo paranormale perché la componente paranormale si fa sentire, quando più e quando meno, quasi in ogni parte della storia. E' un romanzo quindi capace di instillare inquietudine nel lettore, ma quando questa inquietudine si trasforma in vero e proprio orrore vi è come un'esagerazione di parole nel descriverla, e questo orrore non riesce davvero a entrare nel segno. Certamente l'emblema di questo orrore è caratterizzato benissimo dal Clown Assassino, ma poi la scelta di far cambiare forma a questo clown (che poi infatti non è affatto un clown) a seconda di chi lo guarda, facendolo trasformare quindi nelle varie scene di orrore addirittura in un lupo mannaro adolescente oppure in Frankestein - tanto per fare due esempi che non mi hanno per nulla colpita, non è stata una scelta felice. O almeno, con me non ha funzionato e non mi ha fatto apprezzare maggiormente la storia, semmai il contrario.
Però, nonostante la pesantezza della narrazione causata dalle centinaia di pagine fuori tema con descrizioni su descrizioni di personaggi irrilevanti, devo ammettere che King, non solo ama scrivere e lo fa con esagerazione, ma è capace a farlo. Quindi il mio interesse per la storia durante il proseguire della lettura non è andato calando, ma è rimasto sempre costante. Tutte queste pagine non hanno fatto altro che nutrire le mie aspettative sul finale, che di certo immaginavo esaurientemente descritto e capace di colmare ogni lacuna, proprio come tutta la parte iniziale e centrale del libro.
La delusione, ciò che mi indotta a malincuore a dare 3 stelline al libro (invece delle 4, forse anche 4 e mezzo che avrei volentieri assegnato), è stato il finale non all'altezza.

*** spoiler ***
E' stato un fiume di parole delirante. Il genere del libro ha virato dall'horror al fantasy, alla fantascienza e al new age spirituale allucinato. Sì, sembra proprio che nel scriverlo King si fosse fumato qualcosa di potente, perché la lucidità fino a lì dimostrata si è dissolta in un caotico caos caotico (e qui la ripetizione è d'obbligo!) fatto di viaggi mentali davvero difficili da seguire. Per non parlare della maniera stupidissima nella quale IT viene sconfitto. Per non parlare dell'orgia tra dodicenni! Lì mi sono cadute le braccia! Cioè il finale si trasforma nel trash più assoluto. E non colma neanche le lacune su come sono andate alcune vicende. Alcuni interrogativi, nonostante le 1200 pagine, sono rimasti senza risposta. Ed ecco la domanda cardine che non ho capito: Perché diavolo la cricca di bulli di Henry Bowers è stata attaccata nelle fogne da una delle varie trasformazioni di IT se era stata mandata fin lì da lui stesso ed erano stati guidati nelle fogne all'inseguimento dei "Perdenti" proprio per agire in nome e per conto di IT? IT ha attaccato i suoi stessi mandatari che avrebbero dovuto fare il lavoro sporco per lui, perché??????? ***spoiler end***

In definitiva quindi per me le parti migliori del libro sono quelle non horror, sono quelle dove vi è solo la percezione di inquietudine e terrore, ma senza la manifestazione di terrore autentico. Ci sono parti descrittive della vita delle persone che sono sensazionali, le descrizioni dell'età prepuberale vissuta come in un sogno rende l'idea in modo pazzesco, l'amicizia infantile che si dissolve assieme ai ricordi lasciando la sensazione di nostalgia, meglio di così non poteva essere descritta. Così come la dissoluzione delle fantasie infantili, la psicologia di ragazzini e adulti viene scandagliata in mille sfaccettature e analizzata con dovizia. Se King fosse uno scrittore esordiente e stessi commentando il suo primo libro uscito da poco direi che il suo futuro è quello di scrivere romanzi psicologici, forse anche thriller psicologici, ma non horror. Esilarante invece come in realtà non sia così e come King abbia dovuto tutto il suo successo proprio all'horror :-)


voto:

mercoledì 16 agosto 2017

Mini Recensione: L'INVENTORE DI SOGNI - Ian McEwan

La mia breve recensione su "L'inventore di sogni" di Ian McEwan.


Titolo: L'inventore di sogni
Autore: Ian McEwan
Traduzione: S. Basso
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2014 (ristampa)
Pagine: 117
Prezzo: 9,00 euro

Sinossi: Un bambino sogna a occhi aperti e immagina di far sparire l'intera famiglia, un po' per noia e un po' per dispetto, con un'immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l'anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita, soltanto in apparenza sonnacchiosa; oppure sogna che le bambole della sorella si animino e lo aggrediscano per scacciarlo dalla sua camera... Fin dalle prime pagine di questo libro ritroviamo il consueto campionario di immagini perturbanti che sono un po' il "marchio di fabbrica" di McEwan. Specialmente nella prima stagione della sua narrativa l'autore britannico ci aveva abituato a profondi e terribili scandagli nel microcosmo della famiglia, e in quei mondi chiusi e violenti i bambini e gli adolescenti giocavano sia il ruolo delle vittime e sia quello dei carnefici.


La mia opinione: Pensavo che fosse un romanzo, invece è una raccolta di racconti. Il protagonista è sempre lo stesso, ma si tratta comunque di racconti, perché gli avvenimenti sono scollegati l'uno dall'altro. Questo mi ha un po' delusa perché come formula narrativa non fa per me, non mi cattura. E' scritto bene, ciò che mi ha positivamente colpita è la capacità dell'autore di descrivere le sensazioni e gli stati d'animo del protagonista in maniera perfettamente realistica e credibile. Però i racconti non mi hanno colpita. Li ho trovati banali e ripetitivi. E soprattutto ho trovato estremamente ripetitivo il fatto che la maggior parte di queste storie abbiano come elemento comune il sogno del protagonista di trasformarsi in qualcun altro.



voto:

Mini Recensione: EVELINA E LE FATE - Simona Baldelli

La mia breve recensione su "Evelina e le fate" di Simona Baldelli.


Titolo: Evelina e le fate
Autrice: Simona Baldelli
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 2013
Pagine: 256
Prezzo: 12,00 euro

Sinossi: La narrazione si apre con una scena memorabile, l'arrivo degli sfollati: a Evelina pare che dalla neve stiano uscendo le anime dei morti. La bambina vede due fate: la Nera, dai tratti cupi, e la Scepa, la fata allegra, colorata, con una veste a fiori, che ride sempre. Nei dintorni del casolare girano i partigiani: il loro capo, il Toscano, ottiene dal padre di Evelina, che con loro simpatizza, del cibo. Evelina e i suoi fratelli Sergio e Maria trovano il cadavere di un tedesco ammazzato dai partigiani: la Nera li fa scappare in tempo, e li spinge a nascondersi, pochi attimi prima dell'arrivo dei tedeschi. In un succedersi incalzante di colpi di scena, sulle colline attraversate dalla linea gotica alle spalle di Pesaro, in attesa dell'arrivo degli Alleati, trascorre l'ultimo anno della Seconda guerra mondiale filtrato dallo sguardo magico dell'infanzia, e travolge tutta la famiglia di Evelina, padre e madre molto malata, i fratelli, e il segreto di una bambina ebrea nascosta sotto una botola dentro la stalla. Realtà e magia si mescolano e si intrecciano, facendo rivivere il mondo contadino e quello delle fiabe, l'intrico complesso della guerra civile e di quella mondiale. Lo stile asciutto, arricchito di elementi dialettali, rende il racconto più reale: parole magiche, parole amuleti, filastrocche, che aprono la porta al sogno o alla profezia. E alla comprensione possibile di quello che accade.


La mia opinione: Una storia molto particolare e coinvolgente, originale per i contenuti, che offre uno scorcio realistico e al tempo stesso magico, della vita di campagna durante la fine della seconda guerra mondiale. Una sorta di realismo magico all'italiana. Quello che inizialmente mi ha "infastidita" è stata la scelta di scrivere in dialetto marchigiano-romagnolo i dialoghi. Questo è stato un piccolo impedimento, però i dialoghi non sono molti e con un po' di concentrazione si riescono a capire ugualmente (a grandi linee). Lo stile narrativo è il miglior pregio del libro, trascina dentro la storia e fa immaginare vividamente ogni scena. E anche a distanza di settimane e di mesi (ormai sono infatti passati un paio di mesi da quando ho letto il libro) il ricordo della storia rimane ancora saldo nella memoria. Ho trovato un pochino affrettato il finale.

voto:



domenica 16 luglio 2017

Recensione: PASSIONE - Jeanette Winterson

La mia recensione su "Passione" di Jeanette Winterson.


TitoloPassione
AutriceJeanette Winterson
Traduzione: Mara Muzzarelli
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 12 Giugno 2001
Pagine: 196
Prezzo: 9,50 euro

 
Sinossi: Il romanzo è il racconto in prima persona di Henri, cuoco nell'esercito di Napoleone, e della sua passione non corrisposta per la figlia lesbica di un gondoliere veneziano. Il resoconto di un innamorato che scava dentro se stesso per scoprire finalmente il confine segreto fra l'amore e l'ossessione, tra la favola e il sentimento autentico. Sullo sfondo dell'ascesa e del declino di Napoleone, si intreccia un'opera che fonde temi scabrosi e fantasia, esplorando i sottili meccanismi psicologici che innescano la smodata adorazione per un leader e per una donna.


La mia opinione: Sono rimasta decisamente spiazzata dalla lettura di questo libro. È una storia molto strana, qualità che potrebbe essere sia positiva che negativa. In questo caso è un "insomma...".
Il libro è diviso in quattro parti, quattro capitoli fondamentali. Però il primo e il secondo capitolo non hanno nulla in comune, sembrerebbero racconti a sé, e subito ho pensato che fosse così. Il primo racconto (quando l'ho letto pensavo che fosse tale...) non mi è piaciuto, l'ho trovato sì strano ma poco interessante, con un protagonista che non spicca per nessuna qualità particolare, mi è sembrata una storia piatta anche se stravagante. Il secondo capitolo invece è completamente diverso, interessante, magico, ambientato in una Venezia labirintica e misteriosa, con descrizioni affascinanti, dove leggenda e realtà si fondono in un tutt'uno. Mi è piaciuto molto. Poi proseguendo la lettura dei seguenti capitoli ho finalmente appreso che i protagonisti del primo e del secondo capitolo si incontrano e da qui le storie non sono più due diverse ma diventano una unica. Però non ho ritrovato la piacevolezza del secondo capitolo, che rimane a mio avviso la parte migliore di tutto il libro. Certamente non posso negare che il libro spicchi e resti impresso per questa sua peculiarità stilistica nella forma, ma non solo. Anche lo stile di scrittura è sempre sopra le righe, un po' poetico, un po' misterioso e surreale, di sicuro nulla di ordinario. Quello che però in definitiva non mi ha convinta è stata proprio la storia in sé. Apprezzo l'originalità, ma al primo posto nella mia graduatoria di apprezzamento di un libro la storia deve avere uno speciale risalto, non essere solo un contorno di uno stile genialmente sui generis. Non mi basta. Se si tolgono tutti gli orpelli stilistici infatti ciò che rimane è soltanto una storia surreale dal finale agrodolce.
Rimango comunque moltissimo incuriosita dall'inventiva dell'autrice e mi prefiggo di leggere altri suoi libri in futuro.




voto:

venerdì 19 maggio 2017

Recensione: UN INCANTEVOLE APRILE - Elizabeth Von Arnim

La mia recensione su "Un incantevole Aprile" di Elizabeth Von Arnim.


Titolo: Un incantevole Aprile
Autrice: Elizabeth Von Arnim
Traduzione: L. Balacco
Editore: Bollati Boringhieri
Data di pubblicazione: Settembre 1993
Pagine: 240
Prezzo: 17,00

Sinossi: In un club della Londra anni Venti due signore inglesi scoprono di essere accomunate da una vita amorosa insoddisfacente, molto diversa da quella che avevano sognato il giorno del matrimonio. Mrs Wilkins, timida e repressa, è sposata con un avvocato ambizioso che «lodava la parsimonia tranne quando si trattava del cibo che finiva nel suo piatto»; Mrs Arbuthnot, estremamente religiosa, è sposata a uno scrittore di biografie sulle amanti dei re: per una donna come lei, una cosa davvero sconveniente. Insieme decidono di rispondere a un annuncio per l'affitto di un castello a San Salvatore, piccola cittadina della Liguria, per tutto il mese di aprile. A loro si uniscono Mrs Fisher, un'anziana signora che incarna appieno la morale vittoriana nel portamento, nelle amicizie e nella rigida etichetta che esige sia rispettata, e Lady Caroline, giovane ereditiera di una bellezza sopraffina in cerca di requie dalla vita mondana e dagli innumerevoli spasimanti. Le quattro donne, che si conoscono a malapena, si lasciano così alle spalle la grigia e piovosa Inghilterra per godersi un mese di vacanza in Italia. Immergendosi nel calore della primavera italiana e nella bellezza placida del luogo, avvolte nei profumi dei glicini e dei narcisi che aiutano a mettersi a nudo, le signore imparano ad apprezzarsi, mentre ognuna, a turno, sboccia e ringiovanisce, riscoprendo l'amore e l'amicizia, ritrovando la speranza.


La mia opinione: Una commedia inglese davvero molto carina e piacevole. I contenuti sono leggeri e il finale, come tutte le commedie, immancabilmente happy, ma non mancano sorprese durante la lettura.
Mi è piaciuto lo stile di scrittura dell'autrice perché riesce a ricreare le scene con descrizioni molto vivide, sia degli ambienti, che degli stati d'animo, che di ciò che accade. Inoltre, nonostante le tematiche siano leggere, non mancano situazioni serie e riflessive, dove le quattro protagoniste, fuggite consapevolmente (o inconsapevolmente per qualcuna) dal grigiore delle loro vite sono alla ricerca di una svolta, di ritrovare la serenità. Quindi si può benissimo dire che oltre a una commedia sia anche un romanzo esistenziale. Ma non mancano le situazioni sottilmente umoristiche e i divertenti equivoci che sdrammatizzano il tutto. A me è piaciuta in particolare la parte centrale del libro, quando le donne ritrovandosi da poco nella nuova casa vacanza, ancora ancorate alle abitudini inglesi, vogliono cercare di prevaricare le altre e di accaparrarsi gli spazi migliori, finendo poi per far nascere incomprensioni e buffe rivalse. Quel punto del libro l'ho proprio adorato!
Un'ottima lettura d'evasione se si cerca qualcosa di spensierato e intelligente.



voto:


venerdì 5 maggio 2017

Recensione: IL SEGGIO VACANTE - J.K. Rowling

Recensione di "Il seggio vacante" di J.K Rowling



Titolo: Il seggio vacante
Autrice: J.K. Rowling
Traduzione: Silvia Piraccini
Casa editrice: Salani
Pagine: 553
Data di pubblicazione: 6 Dicembre 2012
Prezzo: 22,00

Sinossi: A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un’idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, con un’antica abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati. Ma sotto lo smalto perfetto di questo villaggio di provincia si nascondono ipocrisia, rancori e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati. La morte di Barry Fairbrother, il consigliere più amato e odiato della città, porta alla luce il vero cuore di Pagford e dei suoi abitanti: la lotta per il suo posto all’interno dell’amministrazione locale è un terremoto che sbriciola le fondamenta, che rimescola divisioni e alleanze. Eppure, dalla crisi totale, dalla distruzione di certezze e valori, ecco emergere una verità spiazzante, ironica, purificatrice: che la vita è imprevedibile e spietata, e affrontarla con coraggio è l’unico modo per non farsi travolgere, oltre che dalle sue tragedie, anche dal ridicolo.
J.K. Rowling firma un romanzo forte e disarmante sulla società contemporanea, una commedia aspra e commovente sulla nozione di impegno e responsabilità. In questo libro di conflitti generazionali e riscatti le trame si intrecciano in modo magistrale e i personaggi rimangono impressi come un marchio a fuoco. Farà arrabbiare, farà piangere, farà ridere, ma non si potrà distoglierne lo sguardo, perché Pagford, con tutte le sue contraddizioni e le sue bassezze, è una realtà così vicina, così conosciuta, da non lasciare nessuno indifferente.



La mia opinione: Fin dalle primissime pagine ho capito che questa sarebbe stata una lettura impegnativa e diversa dalle altre, perché la narrazione inizia quasi dal nulla, ti fa entrare nel vivo della vicenda e da lì si dipanano le storie di molti personaggi, tutti correlati tra loro, tutti importanti ai fini della storia, ma entrano in scena in maniera talmente spontanea che ti fa venire il dubbio di avere iniziato a leggere il libro a storia avanzata, e invece no. La complessità di questo libro per me è stato anche il suo punto di forza, la sua carta vincente.
Altro punto di forza sono le caratterizzazioni dei personaggi, con un'introspezione psicologica a dir poco perfetta, approfondita nei minimi dettagli. E tutti i personaggi hanno degli aspetti di loro stessi assolutamente deprecabili, non esiste un personaggio buono e con nobili pensieri come nelle fiabe, sono tutti in parte cattivi, ma non del tutto, e descritti senza lesinare particolari spiacevoli e in alcuni casi addirittura imbarazzanti. La lettura di questo libro diventa come un viaggio voyeuristico nella vita di una intere famiglie di un paesello inglese. Tutte le azioni dei personaggi, a partire da quelle all'apparenza più innocue, più banali, per poi passare a quelle più meschine, scatenano un intreccio di eventi difficile da controllare, eventi che avranno un terribile quanto inaspettato effetto valanga finale.
Ma un'altra caratteristica di questo romanzo, che a quanto pare (leggendo i commenti dei lettori) risulta poco gradita, è che sembra non avere una storia. O meglio, sembra non esserci una storia vera e propria con la classica formula "introduzione - svolgimento - conclusione" a cui tutti siamo abituati. E sembra anche non esserci morale. Per me non è stato un problema, anzi, evviva i romanzi che escono dagli schemi! Vorrei che ce ne fossero di più! Il romanzo è perfettamente riuscito già così grazie alle sue peculiarità!
E poi... per quanto riguarda la storia... non è vero che non c'è... c'è eccome! Solo che inizialmente non la si nota perché si è troppo impegnati a seguire le vicende dei singoli personaggi, vicende che si intersecano incessantemente tra loro, dando vita alla storia stessa! La storia è quindi tutta lì, ed è a dir poco straordinario il modo in cui l'autrice riesce a intrecciare tutti i fili dei vari personaggi per poi innescare colpi di scena inaspettati l'uno dopo l'altro, lasciando il lettore assolutamente a bocca aperta.
Questo romanzo racchiude inoltre una varietà di argomenti interessanti soprattutto sui comportamenti umani e sulle relazioni famigliari, ma anche sulla sete di successo, sul degrado, sulla ghettizzazione sociale, sulla droga e sulla violenza.
E lo stile di scrittura è divino, sempre in terza persona nonostante la moltitudine di personaggi che descrive, mi è piaciuto così tanto che sarei andata avanti nella lettura all'infinito, storia o non storia.
E la morale? Non c'è bisogno di morale quando c'è la Rowling!




voto: